Terrorismo internazionale: Il caso di Maria Giulia Sergi e Aldo Kobuzi

I fatti di cronaca riguardano diversi arresti compiuti dalla polizia italiana nei confronti di soggetti scoperti, in seguito ad intercettazioni, nell’intento di compiere atti di terrorismo internazionale. Due in particolare i casi.

Il primo ruota attorno a Maria Giulia Sergi, 28 anni, originaria di Torre del Greco, convertitasi all’islam e, con il nome Fatima, trasferitasi in Siria per unirsi al Califfato, con il marito Aldo Kobuzi. Sposatisi nel settembre 2014 sono partiti poco dopo insieme alla suocera per fare parte dei combattenti.  

La Digos di Milano ha dunque condotto un’inchiesta, che ha portato all’esecuzione di 10 ordinanze d’arresto nelle province di Milano, Grosseto e Bergamo. Si tratta di quattro italiani, 5 albanesi ed un canadese -legati alla coppia perché loro parenti- che, in base alle intercettazioni avrebbero organizzato un viaggio per raggiungere i ragazzi e aggregarsi all’Is.

Maria Giulia, con tutta la famiglia, da Torre del Greco si era trasferita nel 2012 in provincia di Milano, a Inzago, dove ha contratto un secondo matrimonio, col cittadino albanese, Aldo Kobuzi, col quale ha iniziato a frequentare ambienti radicali, in particolare dopo il trasferimento a Grosseto, città in cui viveva la famiglia di lui. Tra 2012 e 2013 i gruppi radicali albanesi presenti in Toscana hanno ospitato due leader Imam-reclutatori, tra cui Bilal Bosnic, bosniaco, ritenuto coinvolto per istigazione e favoreggiamento nel caso Ismar Mesimovic, l’imbianchino di Longarone morto combattendo in Siria per l’Isis.

L’operazione della polizia milanese riguarda le famiglie di Maria Giulia e del marito Aldo, tra cui, quindi i signori Sergio, un tempo cristiani ferventi convertitisi ai dettami della shaharia e la figlia Marianna, alla quale la sorella Maria Giulia ha confidato di aspettare l'ordine del capo religioso per immolarsi per il jihad: «Non vedo l'ora di morire da martire», le aveva detto.

Gli arrestati, secondo quanto emerso dalle indagini, facevano parte della cellula terroristica italiana legata all'Is e non progettavano attentati in Italia ma erano pronti a trasferirsi in Siria.

All’interno della stessa operazione le unità speciali della polizia albanese hanno arrestato a Lushnje, a circa 70 chilometri a sud di Tirana, Baki Coku, 40 anni, zio del marito di Maria Giulia Sergio. Questi, residente ad Arcille di Campagnatico (Grosseto), si trovava nella sua città natale in visita alla propria famiglia d'origine. Questi dovrebbe essere estradato in Italia.

Altri ordini di arresto per i cittadini albanesi riguardano una zia di Aldo Kobuzi, Arta Kacabuni, 41 anni, arrestata nella sua abitazione di Scansano, e la madre del giovane, la suocera della Sergio, che si troverebbe in Siria con il figlio e la nuora.

In un'operazione distinta, a Roma, i carabinieri del Ros hanno arrestato due immigrati maghrebini con l'accusa di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalità del reato. Un terzo indagato è già in carcere in Marocco per reati di terrorismo. Al centro delle indagini della procura di Roma si trova una cellula di matrice qaedista, risultata dedita al proselitismo, all'indottrinamento e all'addestramento, attraverso un sito web appositamente creato e gestito dagli stessi indagati.

La cellula si proponeva anche la pianificazione e l'esecuzione di atti terroristici in Italia e in Nord Africa.

Indagini della sezione antiterrorismo

Le indagini relative al primo arresto sono state condotte dalla Sezione Antiterrorismo della Digos di Milano. L'attività investigativa è iniziata a ottobre 2014 e si è concentrata sulla la condotta della Sergi, cittadina italiana, che in seguito alla conversione alla sharia ha iniziato un percorso di radicalizzazione che l'ha poi spinta a trasferirsi insieme al marito in Siria per partecipare alla jihad.

Intercettazioni Telefoniche e via internet

Le motivazioni della ragazza e del marito verso la partenza sono state ricostruite attraverso l'intercettazione dell'utenza in uso a un coordinatore dell'organizzazione dei foreign fighters dello Stato Islamico.

Tramite l’intercettazione risalire all'attività di smistamento gli aderenti che partono da diverse parti del mondo per raggiungere i miliziani del Califfato. Sono state registrate le comunicazioni via internet tra Maria Giulia Sergio e i familiari ed è stato decisivo per l’arresto, scoprire che la famiglia avesse ritirato l'ultimo passaporto in fase di rinnovo.

Arresto di Masseoudi, Abderrahim ElKhalfi e Mohammed Majene

L’arresto dei Magrebini Ahmed Masseoudi, Abderrahim ElKhalfi e Mohammed Majene è stata resa possibile grazie alle indagini svolte dalla polizia sul primo dei tre. Si è scoperto che questi, visitatore del sito jihadista “Jarchive” aveva successivamente aperto e amministrato un proprio sito, avente come obiettivo la propaganda della ideologia quaedista e la formazione di nuovi adepti jihadisti.

Sul sito era presente un forum dedicato e vari documenti, di cui erano responsabili gli altri due arrestati, in qualità rispettivamente di addetto alla gestione e alle spese il primo e di autore dei documentari il secondo.

Percorso di radicalizzazione attraverso il web

Lo scopo del forum, uno dei tanti affiliati ad alQaeda, era proprio quello di diffondere l’ideologia quaedista, formare nuovi militanti, avviarli ad un percorso di radicalizzazione e convincerli a partecipare attivamente e in prima linea alla jihad violenta, tramite l’arruolamento in un’organizzazione terroristica, il compimento di attentati (suicidi) nei paesi degli infedeli o, in generale, partendo verso le zone di guerra. 

All’interno del sito era quindi possibile accedere ad una serie di contenuti come video dei leader di tipo propriamente ideologico o più prettamente operativo, testi inneggianti al terrorismo o slogan a favore dei loro “martiri”.

Il materiale fornito aveva anche funzione didatticae di addestramento, in quanto vi erano tutorial sull’utilizzo di armi (bianche e da fuoco), sulla produzione di sostanze chimiche velenose e su come sottrarsi al controllo della polizia postale.

Reato di Associazione con finalità di terrorismo

L’accusa nel primo caso è di associazione con finalità di terrorismo e di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo. Si tratta della prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa –come sostenuto dal p.m. Maurizio Romanelli che ha seguito le indagini che hanno condotto agli arresti.

 L’applicazione di tale misura e la formulazione dell’accusa come sopra citata sono la dimostrazione che davvero, almeno stavolta, il nostro legislatore è stato al passo con i tempi. L’organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo, lo ricordiamo, è stato infatti introdotto nell’art. 270 quater 1 c.p. dal d.l. 7/2015.

Inibizione accesso a siti web

Nel secondo caso si tratta del contrasto all’utilizzazione della rete internet per fini di proselitismo e agevolazione di gruppi terroristici. A tale proposito lo schema del decreto 7/2015 si incarica di aggiornare gli strumenti di salvaguardia e prevede: aggravamenti delle pene stabilite per i delitti di apologia e di istigazione al terrorismo commessi attraverso strumenti telematici; la possibilità per l’Autorità Giudiziaria di ordinare agli internet provider di inibire l’accesso ai siti utilizzati per commettere reati con finalità di terrorismo e compresi in un elenco costantemente aggiornato dalla polizia; nel caso di inosservanza del divieto la stessa Autorità Giudiziaria dispone l’interdizione dell’accesso ai relativi domini internet.

Task force di Europol

 In tal modo si rafforza l'attività di controllo su internet, tanto è vero che è già stata avviata una task force di Europol per dare la caccia agli estremisti impegnati nel reclutamento on-line di combattenti da inviare in Siria e Iraq.

Isis dell’Iraq e della Siria: estremisti sanguinari

Lo Stato Islamico (IS) dell’Iraq e della Siria risulta essere la prima organizzazione terroristica a livello mondiale per grandezza, pericolosità e ricchezza.

Esso infatti, nato con l’intento di creare un Califfato nei territori conquistati dai combattenti, ove imporre la sharia, gode oggi di un’ampia diramazione e di sostanziosi finanziamenti che derivano dal Quatar – sede delle casse dello Stato islamico e dai pagamenti di riscatto.

L’Isha inoltre natura jihadista termine che in questa sede si vuole precisare perché spesso lascia spazio ad una a volte ingiustificata islamofobia che getta nello stesso calderone estremisti e non.

Jihad infatti può essere tradotto come "sforzo": sforzo necessario a raggiungere un obiettivo o come fatica e impegno, spirituale ed esteriore, per la causa di Dio. In questo senso jihad comprende tre diversi significati: lotta interna volta al vivere al meglio la fede islamica; lotta per realizzare una buona società musulmana; infine azione militare, avallato dalle sacre scritture islamiche del Corano solo come autodifesa personale o dell’intero popolo musulmano.

In nessuna di queste definizioni rientra il concetto di 'Guerra Santa', lotta per la conversione degli infedeli all'Islam con la guerra: se il Corano consente la possibilità di pervenire alla forza militare, ciò avviene in termini di difesa del popolo, della comunità e di ogni musulmano. L’atto militare è dunque concesso solo per proteggere la libertà dei musulmani a poter praticare la loro fede.

La lotta finalizzata alla costrizione forzosa della conversione alla fede musulmane, alla conquista di altri Stati, alla colonizzazione di uno o più territori per avere un ritorno economico, non può essere considerato Jihad.

Il Jihad militare (anche detto “minore”) infatti esiste ma è confinato entro determinati limiti: deve essere annunciata da un leader religioso; può essere solo difensiva (dovendo la controparte cominciare le ostilità); deve essere l’ultima strada dopo altri vari tentativi pacifici; innocenti, donne, bambini e anziani non devono essere feriti o uccisi; è vietato avvelenare i pozzi d'acqua; le donne non devono essere violentate; non devono essere recati danni alle proprietà altrui e soprattutto la giustizia deve essere comunque mantenuta in quanto consiste nel metro di misura per trattare i nemici. 

Da quanto appena riportato emerge la distanza del concetto della “jihad” minore, nell’accezione religiosa, rispetto agli attacchi militari di terrorismo che i vari gruppi stanno effettuando non solo nei loro Paesi ma in tutto il mondo.  

Foreign figheters europei: circa 4 mila

I combattenti che da ogni parte del mondo raggiungono i territori in cui si svolge la jihad sono definiti foreign fighters e in Europa sarebbero presenti in circa 3-5 mila persone, secondo le stime ufficiali.

Tra i casi più recenti ricordiamo il fermo di LouatiNoussair, tunisino di 27 anni arrestato ad aprile dalla Polizia di Stato di Ravenna e Bologna. Dalle intercettazioni è emerso che LouatiNoussair parlasse di jihad per la causa di Allah ed era pronto a muoversi dall’Europa per raggiungere la Siria.

Altri arresti per terrorismo internazionale sono stati eseguiti nei confronti del 44enne turco fermato a Mestre il 6 aprile, considerato reclutatore dell’organizzazione “Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo”.

A marzo 2015 invece sono stati arrestati due cittadini albanesi, considerati gli autori del documento di propaganda dell’Isis, un testo di 64 pagine in lingua italiana apparso su internet e di un ventenne italiano di origini marocchine residente in provincia di Torino con l’accusa di apologia di delitti di terrorismo aggravata dall’uso di internet

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