Avvocato Reato di Favoreggiamento Roma

Il reato di favoreggiamento è disciplinato dall'art. 378 del codice penale: è la condotta di chiunque, dopo che sia stato compiuto un reato, aiuti qualcuno a eludere le investigazioni o a sottrarsi alle ricerche dell'autorità.

 

La norma tutela il bene giuridico dell'amministrazione della giustizia, nella forma della attività di persecuzione e repressione dei reati, che non può essere intralciata, ed infatti è collocata nel libro secondo, titolo terzo, capo I, dedicato ai delitti contro l’amministrazione della giustizia.

 

Il reato è doloso, ossia commesso con coscienza e volontà.

 

E’ un reato di pericolo, che può essere istantaneo come permanente.

Si ritiene configurabile anche il tentativo.

 

Ostacolo alle Indagini

Secondo la giurisprudenza, l’art. 378 prevede condotte finalizzate a frapporre ostacoli, e comunque a fuorviare l’attività diretta all’accertamento dei reati e all’individuazione dei responsabili, onde per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta del suo autore (da ultimo, Sez. VI, n. 574/2013, e già nn. 709/2003 e 18164/2012).

 

Da tener conto peraltro che l’art. 384 c.p. (“Casi di non punibilità”), prevede, anche con riferimento, fra vari, all’art. 378 sul favoreggiamento, che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell'onore.

Non vi è concordia in dottrina se tale disposizione integri una vera e propria causa di non punibilità insenso tecnico, cioè una causa che incide sulla sola punibilità, oppure una causa escludente la stessa antigiuridicità del fatto, sicché  sarebbe un caso speciale della causa esimente oggettiva dello stato di necessità prevista dall’art. 54 c.p.

In ogni caso, la giurisprudenza è stata sempre dell’avviso che rientri nello stato di necessità di cui alla norma il fondato timore di perdere il lavoro: così ad es. Cassazione Penale, Sez. VI, 17 ottobre 2011, n. 37398, che ha ritenuto applicabile l’art. 384 a due lavoratori che avevano commesso favoreggiamento in beneficio del proprio datore di lavoro imputato, ed in seguito condannato, per lesioni colpose aggravate dalla normativa antinfortunistica.

 

In argomento v’è da menzionare anche il disposto di cui all’art. 307, in materia di assistenza ai partecipi di cospirazione politica o di banda armata, che prevede una ulteriore causa di non punibilità.

La norma stabilisce che chiunque, fuori dei casi sia di concorso nel reato che di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce il vitto a taluna delle persone che partecipano all'associazione a fini di cospirazione politica o alla banda armata, non è punibile se commette il fatto in favore di un prossimo congiunto. In sostanza la norma esclude, in virtù dei vincoli familiari, che possa in sé costituire condotta di favoreggiamento il solo fornire vitto o rifugio.

 

A completamento occorre fare riferimento all’art. 379 del codice penale, relativo al favoreggiamento “reale”, che si contrappone a quello personale qui in esame, e che riguarda il caso in cui si aiuti qualcunoad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato.

 

Infine, un caso delicato, che può presentarsi, riguarda il favoreggiamento da parte del difensore tecnico; in particolare, si ritiene che esso si configuri laddove l’avvocato informi il cliente di un provvedimento restrittivo della libertà che stia per essere attuato nei suoi confronti e questo si dia alla fuga.

 

Massimo 4 anni di reclusione

Se per il delitto che è stato commesso  la legge stabilisce la reclusione, anche per il favoreggiamento la pena è della reclusione, ma non è fissata nel minimo, che quindi ai sensi dell’art. 23 c.p. è di quindici giorni, bensì solo nel massimo, che è fino a quattro anni.

 

Quando però il delitto commesso è quello dell’associazione di stampo mafioso, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni.

Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa (ossia, se dolosi,  la multa, o, se colposi, l’arresto o l’ammenda), o si tratta non di delitti ma di contravvenzioni, la pena è dellamultafino a cinquecentosedici euro.

 

Da evidenziare che queste disposizioni si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile - come nel caso del vizio totale di mente o età minore dei quattordici anni – o, addirittura, risulta che non ha commesso il delitto, purché però il fatto che costituisce reato sia avvenuto (cfr Cass. pen. n. 8937/2015).

Il favoreggiamento reale è punito più gravemente, con la reclusione fino a cinque anni, ma ha la stessa disciplina per quanto riguarda il caso di associazione di stampo mafioso e di non imputabilità del soggetto a favore del quale si è attuata la condotta.

 

Querela

La norma nulla dispone sulle condizioni di procedibilità, che perciò deve intendersi d’ufficio, eventualmente a seguito di denuncia da parte di privati che abbiano avuto notizia del reato (ad es. un vicino di casa che si accorga del nascondimento di un ricercato).

Tipologie del reato

Trattasi di un reato cosiddetto a forma libera, che cioè può manifestarsi in varie forme, che siano tali da intralciare le investigazioni o le ricerche dell'Autorità.

Può consistere in deviazioni e depistaggi, mentre più controverso – ma sempre più affermato in giurisprudenza - è se possa configurarsi in caso di condotta omissiva, dato che non vi è esplicito obbligo giuridico, per chi venga a conoscenza di un reato, di collaborare per fare giustizia, a meno che non venga specificamente interrogato dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero.

Elusione della Giustizia

I casi più ricorrenti riguardano le associazioni di tipo criminale, in cui tutti gli associati si prestano assistenza al fine di eludere la giustizia, fino ad offrire rifugio nella latitanza.

Tuttavia in questi ultimi anni, in cui è venuto alla luce il fenomeno dell’abuso sui minori, in dimensioni inimmaginabili, sempre più nel nostro Paese il giudice di legittimità ha configurato, soprattutto in capo a religiosi e religiose, questo reato, correggendo in tal modo sia le sentenze dei primi giudici che avevano considerato i religiosi correi, sia quelle che li avevano assolti ritenendo eccessivo il concorso nel reato.

Cuffaro Favoreggiamento Mafia

Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, è stato  condannato per favoreggiamento in indagini sulla mafia.

Nell’omicidio dell’adolescente Sarah Scazzi, è stato condannato per favoreggiamento in indagini per omicidio Vito Russo, il legale di Sabrina, cugina della vittima, condannata per l’omicidio.

Nei processi riguardanti l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il “caso Ruby”, Emilio Fede, giornalista, Lele Mora, agente dello spettacolo e Nicole Minetti, consigliere regionale, sono stati condannati per favoreggiamento in indagini sulla prostituzione.

Molte sentenze infine hanno riguardato religiosi: in esse ovviamente lo scalpore ha riguardato non i nomi dei soggetti condannati, assurti alle cronache solo in quelle amare occasioni, quanto la gravità del tradimento della fiducia riposta dalle famiglie nelle istituzioni religiose.

Rapporti stretti con l'indagato

Il soggetto medio che può compiere il reato è, per lo più, chi abbia rapporti di convivenza con l’indagato o con la vittima: nel primo caso il soggetto favorito è il convivente, nel secondo il soggetto favorito è il terzo che abbia commesso il reato sul convivente come nel caso dell’abuso su minori negli istituti. Tuttavia può accadere che il favoreggiamento sia praticato anche in ambienti più ampi, di vita, di lavoro, di attività delinquenziale.

Un affetto malsano

La motivazione per questo reato risiede per lo più nei legami familiari o comunque affettivi con  il reo o indagato, laddove, come accade di sovente, si voglia sottrarre la persona cara alla punizione prevista dalla legge, anche se si ritenga il soggetto colpevole.

Spesso, come preso in considerazione dalla stessa norma, il comportamento del favoreggiamento è insito nell’appartenenza ad una associazione di stampo mafioso, poiché contraddistingue queste associazioni anche l’aiuto reciproco contro la giustizia per mantenere in vita l’organizzazione.

Talvolta la motivazione può essere però una scarsa fiducia negli organi di giustizia, cioè che non valutino adeguatamente le circostanze del reato principale, le attenuanti del reo e simili, o addirittura che non abbiano le capacità di riconoscere l’innocenza dell’indagato.

Infine la condotta può essere determinata anche da opportunismo, come nel caso di lavoratori dipendenti che favoriscano il datore di lavoro indagato per timore di perdere l’occupazione – ciò che viene giustificato dalla giurisprudenza sulla base dell’esimente di cui all’art. 384 -, o come nel caso di persone comuni che favoriscano l’indagato per timore di ritorsioni (la cosiddetta omertà nei confronti, in particolare, delle associazioni malavitose), o per evitare una cattiva fama per l’ambiente in cui si vive o lavora, o per scarsa fiducia negli organi di indagine con cui si preferisce comunque non avere a che fare.

 

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