Avvocato Associazione di stampo mafioso

Il reato di associazione mafiosa è previsto e sanzionato dall’articolo 416 bis del codice penale, norma introdotta dall’art. 1 della legge 13 settembre 1982, n. 646; sino ad allora, infatti, tale reato non era tipizzato dal codice.

Prima della citata riforma le condotte astrattamente rientranti nell’associazione mafiosa potevano essere punite solo singolarmente, ossia pronunciandosi una sentenza di condanna per ogni singolo reato commesso, senza che vi potesse essere una visione d’insieme che legasse tutte le condotte illecite nell’unico scopo della realizzazione del sodalizio criminoso.

La disposizione succitata statuisce la sanzione per chiunque faccia parte di un’associazione di tipo mafioso, formata da tre o più persone (numero minimo necessario per potersi parlare in generale di associazione a delinquere), prevedendo inoltre un aumento della pena nel caso per gli organizzatori, i promotori e coloro che dirigono l’associazione stessa, rivestendo quindi al suo interno un ruolo di primo piano.

La norma dà poi contezza, al terzo comma, di cosa debba intendersi per associazione di tipo mafioso, ossia di quali siano gli elementi che caratterizzano tale tipologia di associazione e la distinguono dalla più generale associazione a delinquere di cui all’art. 416 c.p.

Attività economiche e forza intimidatrice

Per potersi configurare il delitto previsto dall’art. 416 bis c.p., è necessario che gli affiliati si avvalgano della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento e di omertà che tale vincolo ingenera nei terzi estranei all’organizzazione, allo scopo di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione di attività economiche, nonché di concessioni, autorizzazioni e appalti pubblici, ovvero per ottenere profitti ingiusti per sé o per altri o, infine, per ostacolare il libero esercizio del diritto di voto, procurando voti in occasione delle consultazioni elettorali.

Da 7 a 12 anni

La pena stabilita per il reato di associazione di stampo mafioso è quella della reclusione da sette a dodici anni, con innalzamento della pena in caso di associazione armata.

Oltre a tale specifica descrizione, la norma precisa che le pene sono aumentate da un terzo alla metà qualora le attività economiche in questione siano finanziate con il prezzo, il prodotto o il profitto di altri delitti.

In tutti i casi in cui si disponga il sequestro dei beni che rappresentano il provento del reato si applica la misura della confisca obbligatoria.

Timore per la propria incolumità

Allorquando si fa riferimento al potere di intimidazione derivante dal vincolo associativo, la giurisprudenza ha precisato come tale potere non sia necessariamente esplicato mediante minaccia o violenza, in quanto, la sola conoscenza dell’appartenenza dell’interlocutore all’organizzazione pone il soggetto terzo in uno stato di soggezione, ingenerando in lui l’immediato timore per la propria incolumità e per quella delle persone a lui vicine nel caso in cui non si adegui alle richieste avanzate.

Concorso esterno in associazione mafiosa

Per poter qualificare in soggetto come associato, non solo è indispensabile che questo sia stabilmente inserito nella struttura dell’organizzazione, ma è altresì necessario che la sua condotta sia funzionale alla realizzazione degli obiettivi di quest’ultima; in altri termini, si richiede l’assunzione di un ruolo effettivo nell’ambito del sodalizio, dovendosi, in caso contrario, al più ritenere configurato un concorso esterno in associazione mafiosa.

Giova ricordare che la fattispecie del concorso esterno è di matrice giurisprudenziale e fa riferimento a chi, privo dell’affectio societatis, non abbia una precipua funzione all’interno della struttura criminale ma, viceversa, fornisca un contributo che esplichi una qualche rilevanza causale e, quindi, si configuri come necessario per rafforzare o mantenere il potere dell’organizzazione, pur senza essere stabilmente inserito in quest’ultima.

Reato procedibile d’ufficio

Questo tipo di delitto, vista la rilevante gravità, è ovviamente procedibile d’ufficio.

Tuttavia, come ci hanno insegnato i martiri della lotta alla mafia negli anni 80 – 90, si tratta di un reato particolarmente insidioso, poiché trascende la singola condotta violativa di una fattispecie penale, richiedendo la sussistenza di un panorama ben preciso, nell’ambito del quale si utilizzino determinati mezzi per ottenere determinati scopi.

È indispensabile per gli investigatori che procedono una visione complessiva di molti reati legati tra loro dalla presenza di un sodalizio consapevole e di un senso di appartenenza ad un’unica organizzazione.

Nel caso del reato di associazione mafiosa inoltre, alcune delle ordinarie regole vengono parzialmente modificate. Ad esempio, nel corso delle indagini o anche successivamente, ove sussistano i gravi indizi di colpevolezza ed almeno una delle esigenze cautelari previste, si ritiene sempre proporzionata ed adeguata la misura cautelare personale della custodia in carcere.

Si tratta di una presunzione iuris tantum, ossia suscettibile di prova contraria, che esonera il giudice che applica la misura dalle ordinarie valutazioni che deve compiere in tema di misure cautelari, quali l’applicazione della custodia carceraria solo nel caso in cui ritenga inadeguata ogni altra misura.

Compenetrazione tra la società civile e la mafia

È inevitabile, quando si parla di mafia, fare riferimento a determinati contesti ambientali.

Non si tratta, come alcuni a volte capziosamente vorrebbero far credere, di discriminazione o senso di superiorità nei confronti di certi ambienti, certe regioni, certe province e comuni italiani, niente di tutto ciò; d'altronde, la cronaca ci insegna che le organizzazioni mafiose arrivano in ogni angolo del nostro territorio, sino a spingersi anche in altre nazioni, per cui sarebbe tanto sciocco quanto ingenuo credere che il problema sia relegato in determinati confini territoriali.

Pur tuttavia, se quanto sopra corrisponde senz’altro alla verità, è altrettanto vero che esistono contesti e scenari ambientali in cui non ci si limita alla presenza dell’organizzazione, ma vi è un vera e propria compenetrazione tra la società civile e quest’ultima, in cui le coscienze delle persone sono penetrate da un’ideologia diversa, dalla convinzione ferrea che determinati meccanismi siano parte integrante della realtà.

La Psicologia dell’affiliato

Perché gli affiliati aumentano costantemente? È quasi un’aspirazione in certi ambienti riuscire a far parte del clan, di determinate organizzazione.

Due sono le motivazioni essenziali: “l’inevitabilità” e il denaro.

Da un lato infatti l’appartenenza al sodalizio criminale consente facili ed immediati guadagni.

In luoghi in cui lo Stato non non si fa garante del lavoro, in cui non c’è nulla che aiuti a sbarcare il lunario, questa prospettiva non può che essere allettante, specie in giovani la cui personalità non è ancora del tutto strutturata e che rappresentano il terreno più fertile per le coltivazioni mafiose.

Dall’altro lato vi è l’inevitabilità, strettamente connessa al superiore motivo.

Semplicemente non ci sono alternative.

Non esistono spazi di legalità in cui inserirsi senza essere in costante pericolo, a meno di non lasciare per sempre quelle terre.

Il boss di turno non sempre è una persona da combattere, anzi, molto spesso è una persona che aiuta, trova un lavoro, fa in modo che possiamo mantenere la nostra famiglia. Come si fa poi a non mostrare riconoscenza.

Ciò avviene semplicemente poiché non si può essere indipendenti, non si può inviare un curriculum ed essere assunti per le proprie competenze, esistono clientelismi difficilmente superabili e non eludibili, che costringeranno anche i più onesti a mettersi nella posizione di dover sempre dire grazie a qualcuno.

Queste sono le ragioni più comuni che spingono la persona a delinquere. In questo contesto appare ovvio che dimostrare il vincolo della stabilità è un lavoro arduo, e il ruolo dell'Avvocato Penalista di Roma è importante proprio in questo.

A Roma e provincia è aumentata di molto la frequenza di questi reati, spesso incentivati da una economia particolarmente florida rispetto al meridione.

 

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